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Quelle che qui seguono sono delle lettere aperte che Riyoko Ikeda ha scritto per i suoi lettori e non solo.

a cura di Teresa
 

Lunedì 21 Marzo 2011

In quest'ultimo grande terremoto i danni sono stati incredibili e diffusi. Siamo profondamente addolorati al pensiero dei giorni amari che devono passare tutte le persone colpite dalle perdite e le loro famiglie. Per favore non perdete la speranza, continuate ad essere forti.

Noi tutti vogliamo esprimere il nostro sincero dolore e cercare di fornire tutto l'aiuto possibile.



a cura di Enju
 

Giovedì 28 Aprile 2011

La calamità senza precedenti che ha colpito le regioni del Kanto e del Tohoku ha lasciato una ferita profonda come non mai nel cuore non solo delle vittime di questa sciagura, ma anche di chi non ne è rimasto direttamente coinvolto.
In molti hanno continuato a chiedersi come fosse più giusto comportarsi, se la propria condotta non fosse fuori luogo, se non ci fosse qualcosa che potessero fare e, sopraffatti dalla paura delle continue scosse di assestamento e dello spettro delle radiazioni, non sono riusciti a tornare alla normalità.

Persino tra persone che una volta erano amiche permangono delle profonde fratture.

Perché persino tra chi è uscito indenne da questa sciagura devono nascere liti, rancori, fratture del genere? A questo pensiero mi sento profondamente amareggiata.
Però, d’altro canto, la consapevolezza che il Giappone potrebbe andare a picco se non uniamo compatti le nostre forze ha fatto nascere anche un grande senso di solidarietà.
La vera sfida comincia adesso.
Sono convinta che chi non è stato colpito da questa calamità abbia un grande compito da assolvere.
 
Ho dovuto trascorrere questo mese e mezzo con un’espressione scura in volto, circondata da voci che, sia che ammirassi i fiori, sia che assistessi a manifestazioni sportive, sia che andassi ai concerto o, addirittura, che mi esercitassi nel canto, non hanno fatto che ripetere alle mie spalle “ti sembra il momento di fare di una cosa del genere?”, “è una cosa priva di buonsenso”, “sarebbe il caso di evitare”, ma vedere che chi diceva quelle cose a voce alta adesso, come se niente fosse, partecipa alle lezioni di canto, va a Disneyland e ad assistere a manifestazioni sportive mi riempie ancor più di amarezza.
Una sciagura può ferire l’animo delle persone anche in un altro senso.
 
Quel giorno, l’11 marzo, mi aspettavano le prove generali della prima opera da me diretta, il “Fortunio”.
Mi sono precipitata a teatro senza avere nemmeno il tempo di preoccuparmi per il mio studio, reso irriconoscibile dalla violenta scossa: come temevo, sia il palco che la platea erano impraticabili a causa dei vari oggetti che vi erano caduti dall’alto, e così le prove previste per quel giorno sono state annullate.
Dato che alcuni membri del cast erano rimasti bloccati in treno per ore, anche le recite previste per il giorno dopo e quello seguente erano a rischio.
Fortunatamente, dopo dei rigidi controlli eseguiti dall’amministrazione del teatro, abbiamo ricevuto l’okay ad andare in scena, anche se fino all’ultimo abbiamo continuato a tormentarci se fosse il caso di andare in scena o meno.
Alla fine siamo riusciti ad andare in scena sia il 12 che il 13, ma abbiamo potuto farlo proprio perché si trattava di quei giorni, se si fosse trattato di date successive sarebbe stato molto difficile andare in scena in mezzo alla tempesta delle “auto-restrizioni”.
Al pensiero che ci sono stati spettatori che, nonostante la paralisi dei trasporti urbani, si sono presi la briga di venire fino al teatro camminando a lungo, non ho davvero potuto fare a meno di commuovermi per il calore dimostratoci e di pensare che l’opera “Fortunio” sia stata, proprio come dice il suo nome, “fortunata”.
Anche se dopo di allora sono stata costretta a vivere in mezzo a una sorta di censura attuata da persone che andavano su tutte le furie dandomi dell’“irrispettosa” solo per aver usato parole come “per fortuna” o “fortunatamente”, non posso fare a meno di costatare ancora una volta la forza posseduta dalla cultura e dalla musica in ogni circostanza.
 
Naturalmente ci sono stati anche dei lavori che sono stati annullati o rimandati, ma ho la sensazione che finalmente le persone intorno a me abbiano riacquistato la calma e che si sta cominciando a tornare alla normalità.
Il fatto che il 27 marzo la conferenza al Kyoto International Manga Museum, che ero convinta che sarebbe stata annullata, si sia tenuta regolarmente mi ha davvero infuso una grande forza e coraggio.
Nonostante la città di Kyoto, priva della presenza dei numerosi turisti stranieri che normalmente la affollano in questo periodo, avesse un’aria solitaria, si è radunato un numero tale di spettatori che la sala faceva fatica a contenerli tutti e la conferenza si è svolta in un’atmosfera calorosa.
Grazie mille a tutti coloro che sono venuti quel giorno!!


Ikeda Riyoko

 
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