池田 理代子

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Incontrando Riyoko Ikeda

Venerdì 05 giugno 2015 

 
Subito dopo l'incontro aperto al pubblico con Riyoko Ikeda vi si è tenuta in un salottino fuori dall'aula Marco Biagi una conferenza stampa con i giornalisti italiani che abbiamo avuto modo di seguire.
 
Domanda (D.): Oltre a "Le Rose di Versailles" ha scritto molte opere storiche, cos'è che le attira in questo tipi di racconti?

Riyoko Ikeda (R.I.): Anzitutto vorrei cancellare una delle convinzioni più diffuse, all'interno della mia produzione i manga che hanno carattere storico non sono le più numerose. Queste però hanno il fatto che il tempo che serve per la loro realizzazione è maggiore e forse per questo che rimangono più presenti nella mente e nel cuore di chi li legge. Quello di cui sono interessata a raccontare nelle mie storie il dramma degli esseri umani.

D.: Quali sono stati i suoi studi teatrali e che tipo di lavoro applica nel suo teatro?

R.I.: Sin da quando ero bambina avevo questo sogno: lavorare con la musica classica. 
Poi la vita mi ha fatto scegliere altre strade e arrivata ai 40 anni ho deciso di provarci  e di entrare in conservatorio, con la paura però di non avere ilg giusto talento per farcela e ben presto mi sono accorta che ci sono molto punti in comune tra le opere liriche e i manga, come l'estetica. Devo dire che più della performance canora ho capito di avere un talento nella realizzazione di un'opera.

D.: Nella scrittura delle sue opere, c'è stato un momento, un punto di svolta in cui le ha fatto dire che voleva raccontarlo nei suoi lavori?

R.I.: Sì, proprio con il personaggio di Maria Antonietta de "Le Rose di Versailles". Nei libri e nei testi scolastici veniva sempre presentata come una figura negativa, colei che aveva portato con il suo comportamento il proprio paese alla Rivoluzione. 
Fu durante il liceo che mi capitò d'imbattermi nella biografia che Zweig scrisse su di lei e lì scoprì che si trattava un altro tipo di esistenza e decisi che avrei voluto raccontare la storia di questa donna nel modo più delicato possibile, volevo riportare la vita di Maria Antonietta.

D: Com'è nato il gruppo 24 e che scopo vi eravate prefissate e siete riuscite a raggiungerli?

R.I.: In realtà io non sono del '24! [ridendo]
Quello che va detto è che in quegli anni in Giappone i manga non erano considerati neppure cultura, fortemente criticati e sconsigliati come lettura. Il nostro sentimento era quello di fare arrivare i manga alla stesso livello delle opere di cultura, una cultura che potesse rimanere.

D.: Sappiamo che il suo editore non era favorevole a un manga biografico su Maria Antonietta e che lei fu la prima a realizzare all'interno di una manga una scena di sesso, quella tra Oscar e André, volevo quindi sapere delle difficoltà che si trovò ad affrontare nel realizzare questo suo lavoro e quando decise come lo avrebbe concluso e quindi il destino dei suoi personaggi.

R.I.: La considerazione che si aveva dei manga all'epoca era molto bassa e all'interno di questa categoria gli shojo manga erano il fanalino di cosa. Inoltre anche tra gli addetti ai lavori si pensava che il manga storico fosseun genere inutile e poco interessante. Io cercai di spiegare al mio editore la grande importanza della storia e gli garanti che avrei fatto di questo manga un successo.

Per quello che riguarda la scena di sesso tra Oscar e André, fu effettivamente la prima volta che apparve e in redazione al momento della sua pubblicazione arrivarono parecchie telefonate da parte dei genitori che si lamentarono dichiarando che era una vergogna. 
La cosa grandiosa fu la risposta di un redattore a queste lamentele: "Ma lei ha letto tutta la storia dall'inizio, io nel caso la invito a farlo e la invito a  ricontattarmi se arrivata a quel punto la troverà ancora così vergognosa". Non si fece più sentire.

Per quello che riguard ail destino dei miei personaggi e di Oscar mi era chiaro sin dalla fase di sviluppo della storia. Durante la lavorazione del manga poi mi chiesi se era giusto far morire Oscar durante gli avvenimenti del 14 Luglio così decisi d'introdurre la questione della malattia, in modo da tenermi aperta questa possibilità... in un modo o nell'altro Oscar era destinata a morire![ride]

D.: Vorrei sapere cosa ne pensa degli adattamenti teatrali e cinematografici della sua opere de "Le rose di Versailles".

R.I.: Questo che sto per dire si applica anche per l'animazione. Si tratta di opere secondarie rispetto al manga, hanno un'esistenza a parte. 

Il mio apporto in questi progetti è quello di verificare i copioni in modo che questi adattamenti, soprattutto nel caso dei takarazuka, non si distanzino troppo da quello originale.

D.: Lei ha realizzato tantissime opere e di solito si dice che gli autori mettono sempre una parte di sé dentro i proprio personaggi, quello che vorrei sapere è se c'è tra di loro uno a cui si sente molto legata perché gli a dato qualcosa in più di sé rispetto agli altri.

R.I.: Non esiste un personaggio  tra quelli che ho realizzato che condensa totalmente il mio pensiero. Posso però dire che Oscar de "Le rose di Versailles" è qualcosa che ha molto nel suo pensare e vedere le cose che si avvicina al mio. In "Orpheus no mado" per esempio il personaggio di Maria Barbara mi assomiglia e qui si possono trovare dei riflessi del mio carattere.

Invece mi capita tante volte di ricevere io ispirazione dai miei personaggi, molte volte mi è capitato nei momenti difficili della mia vita di pensare: "Se fossi OScar che cosa farei?".

D.: Nelle sue prime opere nel suo stile di disegno c'è una forte influenza di  Osamu Tezeuka per poi modificare ed evolversi nel corso delle sue opere come in "Eroica", "Jotei Ekaterina" o nei gaiden de "Le rose di Versailels". Questo è da leggersi come uno sviluppo artistico o dipeso da altri fattori di tipo anche tecnico?

R.I.: Come accennavi durante la serializzazione de "Le Rose di Versailles" il mio stile di disegno si è modificato ho iniziato a percepire una sorta d'impossibilità a proseguire con la narrazione con quello stile di disegno così ho  cominciato a studiare da zero tutto quello che riguardava il disegno. Questo ha fatto sì che ci fosse un cambiamento molto vistoso nel mio stile, poi ovviamente esso ha iniziato a cambiare per una normale evoluzione. A volte però capita che il mio stile di disegno sia influenzato anche da fattori come lo stato d'animo mentale o fisico.

Ad esempio proprio durante il periodo dei gaiden de "Le Rose di Versailles" ero davvero dimagrita tantissimo ed ero anche in uno stato mentale molto provato e tutto questo guardando i disegni mi accorgo che era molto chiaro.
 
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