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Anche i lettori più distratti lo avranno già notato: solo pochi anni separano la fine di "Le Rose di Versailles" dalle prime pagine di "Eroica" eppure le differenze nella società e nei costumi sono enormi: vediamo di capire perché.

Nella seconda metà del '700, in pieno clima preromantico, si diffuse in tutta Europa una nuova sensibilità per la natura e una passione per la vita semplice e agreste: oltre ai numerosissimi e spesso mediocri poemetti pastorali, che si diffusero a macchia d'olio, il principale esponente di questa corrente, almeno in Francia, fu Rousseau, la cui opera più conosciuta "La nouvelle Eloise" viene citata anche nel manga di "Le Rose di Versailles".

Come conseguenza, nella vita di tutti i giorni, complice anche l'influenza dell'Inghilterra, da sempre considerata patria della libertà e della democrazia, i pesanti e sontuosi costumi del rococò andarono via via semplificandosi, liberandosi di pizzi, broccati e ricami dorati; gli amplissimi paniers e le elaborate acconciature che impedivano persino alle donne di entrare in carrozza o attraversare una porta, furono i primi a scomparire, lasciando invece il posto ad abiti dalla linea semplice quasi disadorna, confezionati con tessuti più leggeri, come cotone, lino, mussola ecc.

Sul capo le donne cominciarono a portare cappelli di paglia (la stessa regina Maria Antonietta che giocava a fare la pastorella nella sua fattoria privata si fece ritrarre con uno di questi e un vestito bianco a camiciola che scatenò una serie di polemiche per la sua semplicità considerata inadatta per una regina),

cuffiette con nastri,

 

addirittura qualche turbante in ossequio a un rinnovato interesse per l'Oriente.

 

Con la rivoluzione la tendenza ovviamente andò accentuandosi, perché nessuno voleva più essere scambiato per un aristocratico, dato che ci si poteva rimettere la testa.

Gli uomini abbandonarono le
culottes del periodo precedente (le brache di seta fino al ginocchio tipiche dei nobili francesi), le brache divennero più lunghe, i sans-culottes ( i rivoluzionari più estremisti) addirittura indossavano i pantaloni lunghi come li conosciamo oggi.

Apparvero cravatte, cappotti, stivali, cappello a cilindro e soprattutto vennero abbandonate le parrucche impomatate di corte, preferendo invece un taglio di capelli corto, magari impomatato o con le lunghe basette che caratterizzarono l'800: insomma, l'abbigliamento maschile, si avvicinò moltissimo ai canoni moderni.


 

Le donne, d'altro canto, riuscirono a liberarsi dagli strettissimi busti che avevano costretto le loro nonne e mamme: a partire dal 1795 la cinta si spostò sotto il seno, accentuando ancora di più i panneggi dei vestiti.
Si indossavano morbide camicie, enormi foulard che imitavano il gozzo dei piccioni ( e infatti erano chiamate "a piccione gozzuto" ).

Si cominciò a distinguere fra abiti da giorno (più comodi e pratici, come il cappotto a redingote con le sue ampie falde per il passeggio, visibile anche nell'immagine qui sopra) e abiti da sera, più elaborati, ma anche estremamente impalpabili, grazie alla trasparente mussola che destò grande scandalo per la sua indecenza (lo scialle indiano da avvolgere attorno alla vita diventò un accessorio fondamentale per ripararsi dalle correnti d'aria).

Gli abiti insomma tendevano a farsi più gonfi e vaporosi per favorire al massimo i movimenti in contrasto all'immobilismo dell'epoca precedente.
Era un po' il simbolo dell'instabilità della nuova era: solo che il caos rivoluzionario e la mancanza di uno stile preciso favorirono anche gli stili più audaci e bizzarri, come quello degli
Incroyables (Incredibili!) che si possono quasi paragonare ai punk dei giorni nostri per il loro look ribelle e provocante.

 

Dopo il 1795 tutte le tendenze cominciarono ad essere incanalate in uno stile più preciso: merito dell'influenza del nuovo movimento neoclassico che, in ossequio alla perfezione dell'antica Grecia, perseguiva ordine e semplicità in ogni aspetto della vita quotidiana.

All'età classica si ispiravano acconciature e tiare e i panneggi e le linee essenziali degli abiti spesso sottolineati da ricami a "greche" o decorazioni ad alloro.

E' intorno al 1800 che la rendigote, capo già in uso nel 1700, iniziò a diventare di moda, ovvero un soprabito legato sul davanti che risultava aderente sulla vita e lasciato invece libero inferiormente.

 

Anche l'arredamento si adeguò: mobili, soprammobili, come letti, lampade, poltrone, tappezzerie ricordavano l'età classica o anche elementi egiziani in seguito alla riscoperta di quell'antica civiltà dopo la campagna d'Egitto di Napoleone.

E' da sottolineare infine, che, con la fine del periodo napoleonico e l'inizio della Restaurazione, quando, dopo il 1820, si ritornò ai busti e alle gonne ampie e lunghe fino ai piedi del pudore vittoriano, molte donne si vergognavano quasi degli abiti succinti e trasparenti delle loro mamme/nonne che avevano caratterizzato l'euforia rivoluzionaria dell'inizio del secolo tanto che molti romanzi della Austen ambientati in quegli anni furono anacronisticamente illustrati con abiti di stile vittoriano.




 


 

 
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