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a cura di Lady Margareth



Emily Bronte (1818-1848) è la celebre autrice di Cime Tempestose.

Trascorse tutta la sua esistenza in una canonica sperduta nella brughiera dello Yorkshire che fa da tetro sfondo al suo romanzo e a moltissime delle sue composizioni poetiche: viveva con il padre, pastore anglicano, le 2 sorelle Anne e Charlotte, le uniche sopravvissute alle miserabili condizioni di vita cui erano sottoposte e il fratello Patrick, vezzeggiato da tutti come genio della pittura, ma dedito invece all'alcool.

La madre era morta quando erano piccolissime e al suo posto era la zia a condurre le faccende domestiche.

Emily si allontanò da casa solo per brevi periodi, dovuti a motivi di studio e fu proprio per sfuggire alla solitudine e alla tetraggine di quella casa che le sorelle Bronte si immersero nella lettura e nella scrittura, componendo tantissimo, soprattutto poemi fantastici.

Questo ebbe sicuramente un'influenza profonda sul suo carattere chiuso e selvatico che la faceva assomigliare ad una sorta di "animale notturno": Emily non è soltanto l'autrice del più grande romanzo scritto da una donna (come disse Swinburne), ma secondo la testimonianza di tutti quelli che l'avevano conosciuta aveva aspetto, modi e linguaggio prettamente maschili; e certo doveva creare parecchio sconcerto, nell'Inghilterra vittoriana e moralista, il fatto che fosse solita fare delle lunghissime scorribande nella brughiera vestendo giacca e pantaloni, perché li riteneva comodi e pratici.

Aggiungiamoci il suo disprezzo per il genere femminile, testimoniato anche da una poesia dove afferma di preferire il rude agrifoglio alla dolcezza della rosa selvatica, perché questa è destinata a soccombere all'inverno quando l'agrifoglio sarà ancora verde, e l'affermazione violentissima di Catherine in Cime tempestose "I
o sono Heatchliff!" che sicuramente Emily si sentiva di condividere..ed ecco che la sua apparizione fra le DONNE IN ABITI MASCHILI appare pienamente giustificata.

Dopo la morte del fratello, cui era legatissima, si lasciò morire di tisi, poco prima del Natale dell'anno 1848, a soli 30 anni di età.

 
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