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(attenzione contiene spoiler)



La vicenda di Siegfrid e la valchiria Brunnhilde si conclude con il sacrifico di quest'ultima che decide di lasciarsi bruciare abbracciata al corpo del suo amato.

Questo rito di auto-immolazione prende il nome di Sati ("Puro") ed è un rito induista che prevedeva che alla morte del marito, la vedova, si lasciasse bruciare viva sulla stessa pira funeraria in cui veniva fatto ardere il corpo dell'uomo.

Il rito era visto come un atto di grande devozione della moglie e solo le più virtuose erano capaci di compiere.

La pratica del Sati fu vietata in India nel 1840 dagli Inglesi, tuttavia ancora oggi essa continua ad esistere.

Il Sati non è l'unica pratica di auto-immolazione della donna. Tra gli Eruli del III secolo D.C., per esempio, era usanza delle vedove impiccarsi nel luogo di sepoltura del marito.

Mentre rimane famoso tra i Natchez (popolo di nativi americani) nel 1725 quello che accadde durante il rito funebre del capo della tribù, Serpente tatuato, quando decisero di seguire nella morte, attraverso il suicidio ritualistico, due delle sue vedove, una delle sue sorelle,  il suo primo guerriero, il suo medico, il suo aiutante capo e la moglie dell'aiutante, la sua nutrice e un artigiano di lance di guerra.

 

 

 

 

 

 
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